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Con il termine BCO (Business Communication Optimization), si intendono tutte quelle attività finalizzate ad aumentare il tasso di conversione target-cliente o il tasso di fidelizzazione del cliente attraverso specifiche strategie che potenziano gli effetti della comunicazione aziendale nel B2C o nel B2B.

Un aspetto che merita di non essere sottovalutato, quando parliamo di Smart Industry Communication, ovvero la branca della comunicazione che si occupa di garantire l'efficacia dei messaggi prodotti nell'ambito dell'Industria 4.0, è il fatto che essa è essenzialmente B2B.

Capire che essa è Business to Business, anziché Business to Consumer, è indispensabile per progettare i testi visivi e verbali nel modo più funzionale possibile.

È evidente che lo stile comunicativo dovrà evitare di essere divulgativo, in quanto il messaggio è indirizzato ad addetti ai lavori. Non occorre banalizzare il contenuto per cercare di essere chiari, bisogna usare il linguaggio adatto.

Quindi occorrerà essere tecnici, senza però diventare pedanti, essere chiari e concisi, senza però essere superficiali, curare il ritmo della presentazione, la qualità delle immagini, gli effetti speciali, per coinvolgere il cliente, che, per quanto "addetto ai lavori", è pur sempre un essere umano con necessità comunicative precise che includono il bisogno di essere incuriosito, interessato, coinvolto.

Questo è ancora più vero quando il nostro interlocutore è un potenziale cliente, che ricerca professionalità, efficienza, problems solution, innovazione e tecnologia, tutti valori aggiunti, componenti immateriali del nostro macchinario industriale, che possono venire veicolati unicamente da un'ottima comunicazione aziendale.

Se è vero, com'è vero, che tra forma e contenuto non esiste dissociazione perché esse sono l'una nell'altra, non è possibile per le industrie pensare di affacciarsi al mondo 4.0 e presentarsi come aziende creatrici di prodotti industriali innovativi senza aggiornare, o meglio, ripensare, tutta la propria comunicazione.

Non è accettabile, in quanto non credibile, una azienda che si presenta sul mercato con un macchinario innovativo, un prodotto della Smart Machinery, utilizzando immagini 3D datate, vecchie modellazioni Autocad, video di quattro o cinque anni fa.

Non è più possibile pensare di ridurre le spese eliminando gli investimenti alla comunicazione aziendale. La comunicazione deve essere vissuta come spesa di produzione, in quanto è parte del prodotto, ne è componente immateriale ma non per questo meno determinante, come uno qualsiasi dei componenti fisici, come i rulli per una calandra.


Nel momento in cui una industria realizza macchinari "intelligenti", non sta solo realizzando un oggetto tecnologico, ma sta creando un segno, formato da un significante, composto da rulli, calandre, motori, acciaio, e da un significato, composto dai concetti di operatività, professionalità, efficienza, durata, affidabilità.

In altre parole, una calandra diventa un simbolo di tecnologia avanzata italiana, ed è proprio quello il valore aggiunto immateriale che dà successo all'industria costruttrice.


Perché tale trasformazione da oggetto a simbolo avvenga, è indispensabile attivare la componente immateriale del macchinario prodotto, il suo "spirito", ovvero la sua efficace comunicazione, per far trapelare, dagli ingranaggi, le competenze, l'esperienza e la professionalità dell'industria produttrice.

Occorrono sempre maggiori competenze per gestore la comunicazione nel mondo 4.0
Se la comunicazione è vecchia, mal curata, obsolescente, che speranza di successo si può avere con i clienti? Il prodotto apparirà inevitabilmente esso stesso mal curato, datato, obsolescente.

Il prodotto industriale deve diventare segno di innovazione.

Questa è l'unica strada per consolidare e ampliare il proprio business, coinvolgendo i propri clienti.

Questo è lo scopo della Smart Industry Communication.



Quando si legge di comunicazione per Industria 4.0, spesso si trova un errore grossolano nell'utilizzo del termine.

Occorre fare chiarezza su cosa si intenda per comunicazione: in generale si tratta di un processo che prevede un flusso di messaggi da un emittente a un destinatario. Tale processo si compie solo quando esistono tali due ruoli fondamentali.

Il processo comunicativo può avvenire tra uomo e macchina, tra macchina e uomo, ma mai solo tra due macchine. In tal caso si tratta solo di trasmissione di informazioni, di istruzioni, di dati.

Perché esista la comunicazione occorre che almeno uno dei due ruoli sia svolto da un essere umano. Per essere efficace per un essere umano la trasmissione di messaggi deve essere veicolata da emozioni (interesse, curiosità, desiderio, etc) che coinvolgano il ricevente permettendogli di assimilare le informazioni contenute nel messaggio.

A che serve una buona comunicazione, cioè efficace, nell'Industria 4.0?

Gli usi sono molteplici:

  • interazione/comunicazione uomo/macchina, per permettere agli addetti ai lavori di comprendere e usare la connessione tra sistemi fisici e digitali
  • comunicazione della rete di vendita, che dovrà necessariamente utilizzare nuovi strumenti per illustrare le caratteristiche dello Smart Manufacturing offerto ai propri clienti
     
  • aggiornamento della comunicazione/marketing fieristico, in cui, velocemente e in pochi passaggi, si dovrà essere in grado di presentare le proprie proposte 4.0 alla clientela



Come leggiamo nella presentazione CISCO,  per esempio, serve a offrire una soluzione di supporto e assistenza remota comunemente chiamata “Remote Expert” richiede di fornire l’accesso ai sistemi di produzione, a prescindere dalla loro posizione, in modo che gli esperti possano risolvere i problemi in modo competente e rapido.

Nello scenario ideale, l’esperto vede anche poter accedere ai dati inviati in modo continuo da una macchina stessa ed anche poter accedere al sistema di dati storici centrale. Attraverso l’analisi di questi dati egli potrà determinare possibili pattern e situazioni causa del malfunzionamento quindi trovare le possibile soluzioni.

Il valore aggiunto dei dati accessibili della macchina è direttamente proporzionale al numero di sistemi che si possono analizzare, quindi sono sempre maggiori gli sforzi compiuti per analizzare i dati prodotti della macchina. Ciò è vero soprattutto per i costruttori delle macchine di produzione, che può sfrutta le esperienze e i dati raccolti per offrire un servizio sempre più esteso ed articolato ai clienti.

Non si può pensare di entrare nella quarta rivoluzione industriale preoccupandosi dell'innovazione tecniche dei macchinari senza attrezzarsi all'aggiornamento e alla formazione di chi tali macchinari dovrà capire e usare, delle risorse tecnologiche di chi tali macchinari dovrà vendere alla clientela e dei supporti visivi di chi dovrà presentare le simulazioni tridimensionali dei prodotti 4.0 agli appuntamenti fieristici.

Oggi più che mai il legame, si potrebbe dire la correlazione tra il macchinario da produzione e la sua comunicazione diventa elemento inscindibile. Quando si pensa all'investimento necessario alla produzione del macchinario occorre inserire in nota spese anche l'aspetto comunicativo ad esso implicito.




Nella Smart Communication legata all'Industry 4.0, la "Target Satisfaction", con relativo processo di conversione a cliente, passa attraverso il ciclo CURIOSITÀ - INTERAZIONE - INTERESSE - COMPRENSIONE - COINVOLGIMENTO - FIDUCIA.

La Target Satisfaction è un concetto derivato dalla Customer Satisfaction.

La differenza consiste nel fatto che la Customer Satisfaction misura la percezione della qualità dei servizi o dei prodotti dopo che essi sono stati acquistati dal consumatore, mentre la Target Satisfaction misura la percezione della qualità dei servizi o dei prodotti da parte dei consumatori quando essi stanno per diventare clienti, ma non lo sono ancora e quindi potrebbero anche decidere all'ultimo momento di non dare luogo alla conversione.



Quindi si tratta di un momento fondamentale nella vita di un prodotto 4.0 e della azienda che lo realizza e lo propone al mercato.

Come riusciamo a stimolare il cliente a iniziare il ciclo cognitivo/percettivo che lo porterà al sentimento di fiducia nei confronti della proposta?



Innanzitutto occorre generare la CURIOSITÀ. Per fare ciò sarà necessario creare goodwill (e cioè un atteggiamento positivo, benevolenza, amicizia, simpatia) nei confronti di un prodotto o di una marca, e quindi capace di evocare il desiderio, la convinzione che il macchinario presentato rappresenti una soluzione valida e desiderabile, anzi la migliore delle soluzioni possibili e quindi stimolare una propensione al consumo o prima ancora un'intenzione all'acquisto. Ma non direttamente l'acquisto. Non bisogna però dimenticare che per far scaturire la curiosità e ineludibile l'individuazione di un Bisogno (un'opportunità o un problema del cliente).

A questo punto, vista la natura del prodotto 4.0, occorrerà stimolare l'INTERAZIONE del cliente con l'oggetto che ha provocato la sua curiosità, attraverso una simulazione tridimensionale virtuale. Inizia l'aspetto ludico del processo, in cui il cervello comincia la produzione di dopamina. Non dimentichiamo che la forma è intimamente legata con il contenuto, che, come diceva McLuhan, il medium è il messaggio, quindi, una proposta di un macchinario altamente tecnologico, che tratta concetti quali Internet of Things, interazione tra uomo e macchina, che coinvolge le interfacce “touch”, sempre più diffuse, e la realtà aumentata dovrà essere comunicata attraverso modalità comunicative altamente sofisticate che presuppongono l'uso delle animazioni 3D, degli effetti speciali e delle simulazioni.

Da questo momento, se i primi due passaggi sono stati ben organizzati e svolti, scaturirà l'INTERESSE per la proposta che spingerà l'utente a una maggiore concentrazione e collaborazione per meglio COMPRENDERE i vantaggi che l'azienda promotrice intende offrire attraverso la propria produzione. Qui avviene il passaggio, nella mente del ricevente, dall'aspetto ludico/percettivo a quello cognitivo. Ora è pronto a ricevere informazioni.

Tali informazioni dovranno essere necessariamente presentate dal video 3D interattivo in modo coerente, sintetico e esauriente. Questo momento è determinante, perché se le informazioni sono troppe, troppo complicate o presentate in modo confuso, il cliente si annoierà e si interromperà in lui lo svolgimento del ciclo.

Se invece, con l'utilizzo delle forme, colori, simboli, inquadrature e codici più adatti, saremo riusciti a soddisfarlo, sarà inevitabile il suo COINVOLGIMENTO sia mentale che emotivo che farà scaturire la FIDUCIA nei confronti del brand proponente e della sua proposta, percepita come soluzione ottimale al suo problema o come opportunità di business.

La fiducia è un elemento chiave nel processo, e il video di presentazione deve veicolare questi ingredienti importanti:

1. Forte identità di marca
2. Empatia
3. Professionalità
4. Etica
5. Superiorità competitiva per soddisfare i bisogni e le esigenze del cliente.
6. Impegno durante il processo per ottenere la soddisfazione del cliente.


La fiducia è il collante che lega la società e il mercato e incoraggia relazioni forti e affidabili tra le imprese.




Sull'onda delle recenti innovative teorie e applicazioni dell'Industry 4.0, pare che il detto "vi stupiremo con effetti speciali" sia diventato il cavallo di battaglia della comunicazione adottata dalle industrie per promuovere e illustrare i benefici e i vantaggi dei propri macchinari innovativi presso la clientela.

A questo però, è necessario aggiungere la postilla "vi coinvolgeremo con adeguate tecniche semionarrative" per ottimizzare la valenza percettiva delle immagini.

Sarebbe infatti ingenuo pensare che basti unicamente stupire la clientela, oppure solamente veicolare informazioni sulle caratteristiche tecniche del macchinario 4.0.

L'essere umano non può fare a meno di comunicare, per introiettare informazioni ha bisogno che esse siano veicolate da determinate emozioni.

Occorre quindi progettare la comunicazione 4.0 creando un substrato narrativo, interattivo, sequenziale, arricchito da elementi semiopercettivi che agiscano a livello inconscio sul ricevente, il cliente, trasmettendo una idea di serietà, affidabilità, tecnologia, innovazione, senza però tralasciare l'aspetto ludico, ineludibile elemento di coinvolgimento emotivo e percettivo.

La comunicazione nel mondo 4.0 non deve essere solo sinonimo di effetti speciali

Occorre informare intrattenendo, imparare giocando, stimolando con immagini, forme e colori specifici il cervello del nostro interlocutore in modo tale che esso produca dopamina, neurotrasmettitore che agisce sul sistema nervoso simpatico, producendo effetti come aumento della frequenza cardiaca e pressione del sangue e dando luogo a effetti organici collaterali quali ricompensa piacevole, comportamento e cognizione, attenzione, umore e apprendimento.

Bisogna creare un testo visivo in cui il nostro ricevente possa offrire la sua collaborazione attraverso il proprio "riempimento di non detto" degli spazi narrativi che gli mettiamo a disposizione.

Quindi occorre offrire al nostro ricevente una esperienza tattile completa, sia pure virtuale, attraverso l'uso delle categorie ottiche e metriche, simboli, icone, le forme, i colori, le inquadrature e gli angoli di ripresa, per offrirgli una simulazione che lo inviti a interagire con il macchinario e i suoi componenti.

Diviene necessario essere in grado di sviluppare in lui curiosità, stupore, divertimento e stimolare l'interazione, se vogliamo veicolare informazioni sul prodotto e sul suo funzionamento in modo efficace e coerente.

In pratica, nel caso della comunicazione per l'Industry 4.0, la "Target Satisfaction", con relativo processo di conversione a cliente, passa attraverso il ciclo CURIOSITÀ' - INTERAZIONE - INTERESSE - COMPRENSIONE - COINVOLGIMENTO - FIDUCIA



Per generare tante e così complesse emozioni è ovvio che non basti mostrare solo immagini tridimensionali e movimenti di espansione e rotazione del macchinario, che sono indispensabili ma non sufficienti.

Occorre inoltre, contemporaneamente, stimolare l'utente usando le strutture semiotiche da sempre alla base della efficace comunicazione umana, ma stavolta declinate per la smart machinery.

Per comunicare in modo efficace i prodotti dell'Industry 4.0 e lo Smart Manufacturing occorrono progettisti tecnici informatici con profonde competenze dei processi comunicativi e conoscenze dei cicli fisiologici umani legati all'azione dei neurotrasmettitori.

Il contenuto e la forma sono intimamente connessi e interdipendenti, oggi più che mai, in ogni testo comunicativo umano. La smart communication è la strada maestra per cogliere i benefici dello Smart Manufacturing, l'innovazione digitale nei processi dell'industria.



"La manifattura italiana, la seconda manifattura d’Europa, ha attraversato questo periodo di transizione e ha le carte in regola per affrontare la prossima transizione e ha gli strumenti per farlo nel gruppo di testa, anche grazie a piano (Industria 4.0) messo in campo" dal governo, ha ricordato il presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, intervenendo a Torino a un convegno sui risultati del programma Industria 4.0.

Ora l’Italia, ha sottolineato, non può permettersi di interrompere il percorso delle riforme.

«Credo - ha aggiunto - che questo piano abbia funzionato, perché si è basato su un grande impegno di investimenti, sia nella legge bilancio 2017 che 2018, ha puntato su semplicità e automatismo questi investimenti e ha cercato di bypassare strozzature che chi fa impresa e Pubblica Amministrazione conosce bene».

Secondo il premier «i 9,8 miliardi messi in campo dalla legge di bilancio possono essere spesi bene e dare ulteriore impulso» in questa sfida internazionale con i big come Usa e Cina.

Ora non resta che dare continuità al percorso delle riforme: «L’Italia si è ripresa da crisi più terribile dal dopoguerra, il governo rivendica il ruolo di avere accompagnato la rimessa in modo del Paese. Bisogna dare continuità e stabilità al percorso di riforme avviato, non si può interrompere».

Il Piano Nazionale “Industria 4.0” rappresenta un cambio di passo strategico per rilanciare la competitività delle imprese italiane, anche grazie alla previsione di incentivi fiscali orizzontali per gli investimenti privati che premiano le aziende innovative.

Un'opportunità da non perdere soprattutto per le aziende impegnate nell'ambito del Food & Beverage, come sottolinea il presidente di Federalimentare, Luigi Pio Scordamaglia: “Industria 4.0 è una rivoluzione resa possibile dall'adozione di un approccio innovativo nelle politiche di sostegno alla competitività. Non più interventi a pioggia senza una chiara direttrice ma una traiettoria ben definita, fatta di programmi mirati, articolati sulla base di priorità orizzontali, e diretti a rilanciare gli investimenti delle nostre imprese”.

Le potenzialità nel settore agroalimentare sono ampie, dalla disponibilità di sistemi condivisione e gestione dei dati relativi alla produzione, all'efficientamento dei processi, al rilevamento di dati e parametri, alla tracciabilità e all'autenticazione del made in Italy, all'integrazione dei sistemi logistici, in un'ottica di accorciamento delle filiere produttive e maggiore interazione con il territorio.

Un altro tema su cui l'Industry 4.0 può fare tanto è quello della sostenibilità ambientale e alimentare. Senza dimenticare quello altrettanto importante della sicurezza alimentare.

L'Industry 4.0 nel food non significa solo nuove tecnologie e la conseguente innovazione nei processi e nelle macchine di controllo e lavorazione degli alimenti, ma anche nuove professionalità e una ricerca e sviluppo costanti applicati al prodotto.



L’eccellenza italiana nell'alta cucina è ad esempio un settore che gli economisti ritengono emblematico come esempio di applicazione costante di un modello organizzativo costantemente rivolto all'innovazione. La ricerca continua di nuovi abbinamenti e sapori porta anche all'utilizzo pratico delle nuove tecnologie, come ad esempio nella cucina molecolare e nella stampa 3D degli alimenti.

Non solo. La rivalutazione del territorialità, come nel caso dei prodotti a Km0 porta a riorganizzare tutti i processi della filiera, iniziando da una corretta comunicazione fino alla ridefinizione della customer satisfaction del cliente.

Questa riqualificazione, se ben guidata e favorita da politiche di formazione mirata su cui si devono impegnare con convinzione sia il pubblico sia il privato, comporta un cambiamento culturale diffuso e un miglioramento sociale a cascata.

La disponibilità di sensori e sistemi automatizzati di controllo e verifica della produzione, ad esempio, permette di sollevare operatori prima dedicati ad attività ripetitive e finanche logoranti, senza tuttavia escluderli dal ciclo produttivo.

Questi operatori infatti acquisiscono un ruolo diverso e più qualificato, divenendo i supervisori ultimi del lavoro svolto dagli apparati tecnologici, apportando quel contributo di esperienza umana che la tecnologia - per definizione - non può sostituire.

Se i compiti più logoranti vengono affidati ad apparati meccanici in grado di eseguirli con la dovuta perizia, con la sola supervisione umana, non ne beneficerà soltanto il lavoratore interessato, ma l'intera collettività che potrà sviluppare innovativi modelli di welfare che consentano un più facile avvicinamento al nuove tipologie di produzione e alla nuova interazione e integrazione delle moderne tecnologie nella vita quotidiana.

L'Industry 4.0 nel food non si risolve così nell'introduzione di nuove tecnologe e nuovi processi, ma nella riqualifica del personale impiegato nell'ideazione nel controllo dei medesimi. Lungi dall'essere una mera innovazione tecnologica, richiede un cambiamento dei paradigmi di lavoro e una consequenziale disponibilità di risorse per investimenti sia in apparati sia in formazione e qualificazione del personale, affinché possano esserne valorizzate al meglio non solo le competenze specifiche, ma vi sia un netto miglioramento dell'intero settore di riferimento.


I nuovi macro trend ed i nuovi comportamenti di acquisto del consumatore stanno determinando cambiamenti strutturali nei punti vendita odierni e del futuro.

I flussi di merci ed informazioni avranno un’impatto determinante nel definire gli spazi ma anche nel determinare le differenti customer experience.

L’avvento delle nuove generazioni, la crescita del commercio elettronico, Internet of Things sono tutti fattori che determineranno un diverso modo di strutturare i negozi fornendo esperienze uniche di acquisto.


Come è quindi cambiato il consumatore del food/fashion nel terzo millennio? Quali sono le nuove implicazioni tra design e marketing nella definizione dei nuovi stores? Come cambieranno i punti vendita nel futuro?

TRA GLI ARGOMENTI TRATTATI

  • Definizione del retail
  • Retail Macro trend
  • Omnichannel e logistica delle merci
  • Nuove tecnologie in ambito retail
  • Comportamento d’acquisto online del consumatore
  • Click & collect
  • L’illuminazione nei PV come componente silenziosa
  • Le nuove tendenze del sostenibile

DETTAGLI DEL CORSO
Il corso è della durata complessiva di 6 ore. Al termine verrà rilasciato un attestato di frequenza.

DOCENTI
Sabrina Staiano, international retail manager, esperta in supply chain per le aziende del Retail. Conoscitrice del mondo del commercio online e delle implicazioni di questa evoluzione con il cambiamento della logistica e della movimentazione delle merci. Collabora con università’ di Torino nel Master di Retail Management.

Giovanni Musica, architetto, fondatore di MGAlab, contenitore di esperienze e di progetti sviluppati sempre nell’ambito dei locali pubblici ma anche privati. L’esperienza acquisita ha fatto si che oggi lo studio MGAlab affronti il progetto in modo integrato valutando tutti gli aspetti del business ed hanno permesso allo Studio di essere considerato un riferimento nella progettazione di spazi pubblici e di retail, sia in Italia che in varie parti del mondo.

Per informazioni scrivere a informa@arseuropa.org

Oppure compilare il modulo presente al seguente link:
http://www.arseuropa.org/academy/it/prodotto/corso-future-stores/

Le imprese che operano in ambito Retail devono ormai fare i conti con i profondi cambiamenti dei comportamenti d’acquisto dei consumatori. Chi compra si trova infatti non solo nella possibilità di scegliere tra una gamma più varia ed elevata di prodotti, ma possiede anche gli strumenti e le competenze per valutarne il "valore aggiunto", con un conseguente aumento delle aspettative.

Il consumatore 2.0 si muove agevolmente tra online e offline in un flusso continuo: il 54% delle persone acquista prodotti online ogni settimana o ogni mese, il 34% dichiara che il proprio smartphone sta diventando il principale strumento di acquisto e le recensioni e commenti sui social media influenzano i comportamenti di acquisto del 67% dei consumatori.


La sfida per le aziende che operano nel mondo del commercio è quindi duplice: bisogna focalizzarsi non solo su una corretta strategia di e-commerce, ma su tutte quelle innovazioni del punto vendita fisico che permettono di rendere il processo di acquisto più personale e rispondente alle specifiche esigenze dei singoli clienti.

Per quanto riguarda l'e-commerce il digital marketing ci sta abituando a cambiamenti sempre più rapidi. Restare al passo oggi è la vera sfida. Per un e-commerce è fondamentale riuscire a leggere in anticipo i nuovi trend, conoscere i fattori che influiscono sul ranking di Google e creare strategie di comunicazione in grado di attrarre gli utenti e convincerli ad acquistare.

In ambito punto vendita, secondo i dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail, l'80% del campione di 300 top retailer in Italia ha sviluppato almeno un'innovazione digitale a supporto della customer experience in punto vendita, coma abbiamo potuto verificare negli articoli riguardanti le innovazioni introdotte da Luxottica, L'OréalFiat 124 Abarth e Ducati.


Per quanto riguarda i punti vendita le soluzioni su cui si sono concentrati maggiormente gli investimenti nel 2016 sono stati:
  • sistemi per l'accettazione di pagamenti innovativi (22%)
  • sistemi per l'accettazione di couponing e loyalty (19%)
  • chioschi, totem e touchpoint (15%)
  • sistemi di cassa evoluti e Mobile POS (15%)
  • digital signage e vetrine intelligenti (13%).
Le innovazioni digitali nel back-end, ovvero quelle che coinvolgono i processi di interazione retailer-fornitori o processi interni del retailer, sono le più diffuse e consolidate: il 93% del campione ne ha adottata infatti almeno una, tra cui le soluzioni di CRM (25% del campione), le soluzioni a supporto della fatturazione elettronica e dematerializzazione (19%), i sistemi ERP (18%), sistemi di business intelligence analytics (18%) e soluzioni per incrementare le performance di magazzino, come il voice picking (16%).

Per quanto riguarda l’omnicanalità, la quasi totalità dei retailer utilizza i canali digitali per supportare le fasi di pre-vendita o post-vendita, o per abilitare la vendita. Più precisamente, l'88% dei retailer (era l'80% nel 2015 e il 65% nel 2014) è presente sia online sia su mobile, mentre il 10% è presente solo online e l'1% solo su mobile.

Quante volte abbiamo assistito ad un concerto in cui siamo stati sommersi da migliaia di braccia alzate nell'atto di riprendere la performance della loro star preferita, oppure al ristorante o in qualsiasi luogo pubblico siamo stati infastiditi dai rumori molesti delle suonerie o dalla maleducazione di chi urla al telefono?

Ora è in arrivo Yondr, una custodia di neoprene, apparentemente innocua, che però, una volta chiusa, non può più essere riaperta dal proprietario dello smartphone che non può più utilizzarlo, per il periodo di tempo in cui assisterà ad un concerto, sarà impegnato a scuola, o siederà comodamente in un ristorante.

La dimensione della custodia garantisce di utilizzare i dispositivi mobile di quasi tutte le domensioni
All'ingresso di molti eventi live, scuole, o ristoranti, alle persone viene già detto di infilare nella custodia il telefonino multifunzione, che poi viene chiusa e verrà riaperta solo all'uscita, o in una particolare area in caso di necessità di comunicazioni urgenti durante l'evento, dove può essere sbloccata e riaperta dal personale apposito.

Come nei meccanismi antitaccheggio, il blocco è magnetico e si può attivare e disattivare in un attimo.

Il dispositivo è dotato di chiave magnetica
L'idea è venuta a Graham Dugoni, trentenne di Portland che la ha autoprodotte e affittate e ora si gode il successo. Decretato soprattutto dalle star della musica, ma non solo.

Così il cantante e chitarrista americano Jack White ha appena annunciato che le bustine saranno all'ingresso dei suoi prossimi concerti, come già accaduto per Alicia Keys e i Guns ’N Roses e Ariana Grande, ma anche gli attori e gli stand-up comedians Chris Rock e Hannibal Buress e Louis CK. E Dave Chappelle, il primo a usarlo, nel 2015.

Scene come questa saranno sempre più rare con l'impiego della custodia magnetica
Ma Yondr non è solo per i concerti: dalla sua creazione è stata usata anche in teatri, scuole (300 solo nel 2016), ristoranti e feste di matrimonio.